WHAT NG LIKE _ TAKE A – WAY, TAKE A LET’S WOK

Let's Wok first photoshoot

Lo sapete che amo tantissimo i giochi di parole. In questo caso, take away ma anche take-a-way, ovvero prendi una decisione. Sì, perché da Let’s Wok ho rischiato davvero di cadere nell’imbarazzo della scelta. Metti questo, prendi quello, e con quest’altro come sarà?! Alla fine, mi sa che ci dovrò ritornare. Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa ho trascinato mi sono fatta accompagnare da Paola e Sara (non che ci abbia messo molto a convincerle, in verità, che qui quando si tratta di magnà, noi signorine per bene non abbiamo mai l’ardire di rifiutare) da Let’s Wok, nuovo take away in zona Porta Venezia, insomma nel cuore pulsante del mio district preferito di Milano, quello dove c’è il Mono, Oscar, le trattorie africane, il Lecco Milano, Bjork per capirci, e dove tra un posto e l’altro passo le serate sempre volentieri. Capirete bene dunque come l’idea di provare questa novità mi attirasse non poco, per il posto ma soprattutto, confesso, per il concept: Let’s Wok non sarà infatti il primo wok di Milano, ma è sicuramente il più carino e senza dubbio l’unico in città dove è possibile comporre il proprio wok box scegliendo tra i (parecchi) ingredienti proposti. Non tutti di tradizione orientale (non tutti da ristorante cinese tradizionale, insomma), ma anche tipicamente italiani e ta-da! anche sudamericani. Il cuoco e la mente che l’hanno ideato sono venezuelani, e questo mix insolito East meets West si riflette nel concept del posto e nel cibo, ovvio. Senza contare il pezzo forte: la fashionissima scatolina di cartone – esatto, proprio quella dei manga giapponesi che popolava le mie fantasie da infante anni 80, cresciuta tra Kiss Me Licia e Lamù – in cui vengono serviti i piatti, dentro cui tuffare le bacchette e attingere con goduria al proprio peccato. Anzi, peccato non tanto: il wok infatti, cioè la tradizionale padella di ghisa dentro cui vengono spadellati – ovviamente – gli ingredienti consente una cottura rapidissima che 1. evita che si debba abbondare con i grassi e 2. mantiene intatte le caratteristiche nutritive degli alimenti. Bello, buono e sano, insomma, donde il carinissimo claim Good Food Good Mood, stampato anche al centro del bancone, nel locale. Entriamo, ci dedichiamo alla scelta e qui arriva il bello, perché c’è una scelta nella scelta: l’opzione del fai-da-te è affidarsi ai wok già composti, che si basano sulla biochimica degli alimenti e li combinano insieme per garantire, di volta in volta, un mix che possa favorire il relax, scatenare le energie, produrre endorfine a go-go o addirittura, predisporre a una serata hot (infatti la prossima volta ci porto il marito e proviamo love, così magari ci concentriamo sui sapori e la smettiamo di beccarci <3 ). Comunque, dicevo, ardua e complicata scelta ma alla fine ce l’ho fatta. Voto: 10. Deliziosi, caldi caldi e nutrienti: nonostante la consueta ingordigia, quasi non ce la facevo a terminare il mio. L’ideale è prenderli take-away, ma il locale, piccolo ma accogliente, dispone di tavolini ai quali ci siamo graziosamente accomodate, visto che fuori pioveva che Dio la mandava. La prossima volta ce ne resteremo comodamente spaparanzate sul divano di Sara, non per pigrizia eh, solo per provare anche il servizio delivery e qualche altro wok box (sto già andando nella difficoltà, se cambiare o replicare le salsine dell’altra volta. Sono tutte fatte apposta, ideate e prodotte dal locale). Efficienti siamo, mica golose :)

Ida Loose Cannon Papandrea

Una che ogni tanto deve chiedere alla sua ombra di farle un po’ di spazio. Irrazionale, impulsiva, irriverente e in costante lotta con l’altro lato dello specchio. In questo mondo fa la giornalista freelance e la stylist, nell’altro crea costumi per bambini (e ci attacca anche i bottoni). Non può fare a meno dei viaggi, in particolare quelli mentali. Crede alle favole, ai film di Tim Burton, ai videoclip, ai colpi di culo e a quelli di fulmine: col suo ci ha fatto una figlia. Scusa, hai detto figlia?!

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