NON SI DICE PIACERE. MA VUOI METTERE FARLO COSI’?

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Trovo aberranti quelle persone che quando si presentano, ti porgono oplà il loro biglietto da visita. Dico, te l’ho chiesto?! E’ così importante mettere subito i puntini sulle i? Magari darmelo dopo, a richiesta che ne so… Vabbè, sono la donna dei preamboli: tutto questo mi serviva per confessare che però, certo se i miei biglietti da visita fossero firmati Tipografia Baffigi probabilmente la farei eccome, la corsa a mostrarli al mondo. Perché il vero lusso sta nell’effimero. E può esserci niente di più effimero, eppure così straordinariamente impeccabile e raffinato di un pezzetto di carta extra extra extra lusso? No, secondo me.

Roba di altra epoca, quando le donne profumavano di cipria e gli uomini facevano il baciamano. Ed in quegli Anni preziosi che è iniziata il percorso della storica Tipografia. Nemmeno a dirlo, nella culla europea dell’eleganza, la Ville Lumière: qui, dove il tipografo italiano Palmede Baffigi decide di trasferirsi. Passa poco, e il nostro decide di mettersi in proprio: tale era l’amore e la dedizione che provava per il suo lavoro, da desiderare di seguire l’intera produzione  in toto. Tra diplomi, carta da lettera e inviti, Baffigi ama sopra ogni altra cosa e si specializza in biglietti da visita, affinandone le tecniche tipografiche. I suoi piccoli capolavori di eleganza iniziavano a incantare la Parigi bene. Ma la guerra era alle porte e Palmede decise, con non poca lungimiranza, a emigrare verso New York. Ed è con la bottega in Madison Avenue che il nome comincia a girare sul serio. I biglietti da visita griffati Tipografia Baffigi, che avevano fatto innamorare la belle epoque parisienne, diventa un must irrinunciabile per industriali, pubblicitari, star del cinema. Baffigi diventa il biglietto da visita: la sua carta raffinata è stata segnata (sempre con tratto sottile e raffinato, eh) dai nomi di Marylin Monroe, Hemingway, Proust, Henry Ford, della Duchessa di Parma, per citarne qualcuno. I suoi punti di forza? Non solo l’eleganza del tratto, la texture semplicemente perfetta della carta, il carattere impeccabile o la profondità cromatica. La vera eredità lasciata da Palmede Baffigi è l’idea che il biglietto da visita debba comunicare la persona che rappresenta, esprimerne la personalità, lo stato sociale, il gusto, il tutto attraverso gli strumenti di cui sopra. Cioè, tecnica e spirito sono profondamente correlati. Bella storia, ma adesso viene il bello: lo storico marchio Baffigi è stato riportato in vita da un gruppo di imprenditori lucchesi. Che non si sono limitati a rilanciarne il n ome, ma hanno deciso di riportarne in auge il concetto, restaurando tutte le macchine antiche, i caratteri di metallo, l’archivio. Il tutto, per rispettarne il canone punto per punto.

Il risultato sono i biglietti da visita di cui parlavo all’inizio, opere d’arte, oggetti per pochi: pensate solo che a ogni cliente viene chiesto di compilare una scheda per esporre i propri gusti e parlare della propria personalità. Tutti i passaggi “tecnici” succesivi, dalla scelta della carta, al font, dal colore e dall’intensità con cui questo verrà più o meno pressato sulla carta, persino la forma degli angoli e i rilievi, sono studiati per evidenziare al meglio le caratteristiche del cliente. Una cura maniacale, per un prodotto che definire di nicchia è dire poco. Insomma, il lusso quello vero. E se vi avessi consigliato il regalo giusto da farsi a Natale?

 

Ida Loose Cannon Papandrea

Una che ogni tanto deve chiedere alla sua ombra di farle un po’ di spazio. Irrazionale, impulsiva, irriverente e in costante lotta con l’altro lato dello specchio. In questo mondo fa la giornalista freelance e la stylist, nell’altro crea costumi per bambini (e ci attacca anche i bottoni). Non può fare a meno dei viaggi, in particolare quelli mentali. Crede alle favole, ai film di Tim Burton, ai videoclip, ai colpi di culo e a quelli di fulmine: col suo ci ha fatto una figlia. Scusa, hai detto figlia?!

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