JAGERHOUSE ARRIVA A NAPOLI. E IO C’ERO.

Inizio con un’ammissione: non  sono  ero una grande fan dello Jager, cioè diciamo che nonostante il simpatico rapporto che mi lega all’alcol, io e sto qua pur conoscendoci non abbiamo mai legato, ecco. Però al party ci volevo andare. Perché Jagerhouse, party itineranti che portano la firma del celebre amaro, è un evento(ne) che da quando è stato lanciato, l’anno scorso a Milano, non fa che parlare di sé. Perché i miei amici c’erano stati e si erano divertiti un sacco. Perché voci di corridoio mi avevano detto che anche le edizioni di Roma e Catania erano state un successo(ne) e una volta tanto che ti capita la fortuna che fanno una cosa figa nella tua città (di adozione, eh!) che fai, non ci vai?! E poi volevo vedere questa famosa Città della Scienza, dove non ero mai stata. Voto: 10. Per la location, effettivamente spettacolare e quanto mai azzeccata: ora, io non ho idea di come sia Città della Scienza di giorno, ma ieri notte sembrava davvero un villaggio a sé, un micro habitat sospeso tra industrial e verde, che le istallazioni montate ad hoc e le luci rendevano ancora più magico e speciale. E per tutto il resto. JagerHouse, lo dice il nome stesso, nasce con l’idea di replicare il feeling e l’atmosfera di un party fatto in casa da amici “e nel corso della notte la festa si trasforma in una serata senza precedenti”. Tutto vero, mi baso sulla mia esperienza personale. Però beh, averceli, degli amici che organizzano party con la postazione tattoo (ce l’ho), il barber shop in caso ti venisse voglia alle 2 di notte di tingerti la barba (vista), i photo booth coi palloncini, con le sculture luminose, le pareti a scrittura libera per lasciare il ricordo della serata e Sasha Carassi che mette un paio di pezzi in consolle così, tanto per fare. E chi sa cosa altro ancora: mi dicono che dovevano esserci 56 meandri segreti diversi, a rivelare le altrettante sfaccettature di Jagermeister. Non sono riuscita a vederle tutte perché, come dicevo, è vero che la serata improvvisamente può prendere una piega che non ti aspetti. E così, quasi per magia, mi sono ritrovata … nella stanza della lotta coi cuscini. Succede anche questo: acrobati, giocolieri, queer people e una montagna di piume che volavano ovunque a tempo misto tra il reggaeton più irresistibilmente trash (adoro) e il triangolooooooo noooooo… Mi sono messa a sculettare lì dentro e ciao, credo mi abbia ripescato il Santo Marito a chiusura (sì lo so che c’era Carassi di là, ma quando mi tirano fuori il lato raffaellacarrà non resisto, perlomeno dopo il quarto drink). Il fatto è che nel frattempo avevo anche scoperto cosa vuol dire che lo Jager ha tutte queste sfaccettature, spiego, esempio: crede(va)te, come me, che Jagermeister uguale shottino di amaro da sorseggiare dopo cena?! Seh. Provatene una buona dose con succo di limone e ginger beer. Per dirne una, eh, che come dicevamo le sfaccettature sono tante. Io però sono una che si affeziona facilmente, infatti dal terzo in poi ho realizzato che non l’avrei abbandonato più per l’intera serata. Promosso a pieni voti ti ho Jager, anzi ti nomino drink dell’estate, scema io che mi sono fermata sempre alla  superficie senza approfondire la tua eccezionale personalità. Mi resta da provare il resto. Quindi, a quando il lancio della prossima edizione?

Ida Loose Cannon Papandrea

Una che ogni tanto deve chiedere alla sua ombra di farle un po’ di spazio. Irrazionale, impulsiva, irriverente e in costante lotta con l’altro lato dello specchio. In questo mondo fa la giornalista freelance e la stylist, nell’altro crea costumi per bambini (e ci attacca anche i bottoni). Non può fare a meno dei viaggi, in particolare quelli mentali. Crede alle favole, ai film di Tim Burton, ai videoclip, ai colpi di culo e a quelli di fulmine: col suo ci ha fatto una figlia. Scusa, hai detto figlia?!

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